Sino alla fine del Mare

Residenze artistiche nelle Terre Estreme

Cover image by Roberto Memoli and Studio CO.CO Roma

IL PROGETTO

Il territorio è un organismo vivente, con una propria identità, storia, peculiarità. È caratterizzato da due tipi di paesaggio, quello naturale e quello umano, entrambi sensibili alle spinte ambientali e artificiali.
Per questa seconda edizione del progetto, che s’inquadra nella più ampia analisi dal titolo Indagine sulle Terre Estreme, tema di riferimento nel percorso di ricerca di Ramdom già a partire dal 2014, si cercherà di porre l’accento sul concetto di estremo come disposizione antropologica rispetto al luogo.
Non sarà infatti solo il luogo nella sua (ovvia) determinazione geografica a segnare il percorso degli artisti invitati, bensì la loro relazione, come “estranei”, con la gente del posto.
Nella fattispecie il progetto cercherà di capire come queste relazioni vengano digerite attraverso l’uso del linguaggio come luogo di potenziale conflitto, valore e latente malinteso.
La residenza si pone dunque come finalità, attraverso le diverse pratiche e approcci al lavoro degli artisti selezionati, quella di creare una nuova mappatura del territorio del Capo di Leuca. Una mappatura tesa a restituire gli “inciampi” del territorio o meglio gli spazi mancanti e i vuoti che stanno tra le cose portando così l’esperienza della conoscenza verso il suo limite più estremo senza necessariamente colmarla.
Questa nuova narrazione del territorio si confronterà apertamente, lungo tutto il percorso di residenza e in alcuni specifici momenti, con le sue comunità locali in maniera fluida e orizzontale nonché con le tradizioni, i riti e i luoghi di appartenenza. I legami con le nuove prime e seconde generazioni mostreranno la capacità di reinterpretare questi aspetti in chiave più attuale. 

Sino alla fine del Mare (2018-2019) è un progetto realizzato da Ramdom con il sostegno del MiBACT e di SIAEnell’ambito dell’iniziativa S’illumina – Copia privata per i giovani, per la cultura.

INFO:

Ramdom
Ramdom è un’associazione di produzione culturale e artistica a Gagliano del Capo, in  provincia di Lecce. 
Fondata nel 2011 dal curatore Paolo Mele e dall’artista Luca Coclite, promuove progetti d’arte contemporanea con respiro internazionale in dialogo con il territorio del Salento, come Indagine sulle Terre Estreme e DEFAULT, attraverso mostre, installazioni d’arte pubblica, residenze, workshop ed incontri. 
Lastation, la sua base operativa e spazio espositivo, si trova al primo piano della Stazione Ferroviaria Gagliano - Leuca, ultima attiva nel sud - est d’Italia.


Curatore

Claudio Zecchi

ARTISTI

Lia Cecchin

Lia Cecchin (Feltre, 1987; vive e lavora a Torino) nel 2010 si laurea in Arti Visive presso lo IUAV (Venezia). Tra le mostre a cui ha preso parte: “BYTS Bosch Young Talent Show”, AKV ('s-Hertogenbosch); "Opera 2011”, Fondazione Bevilacqua La Masa (Venezia); “Fuoriclasse”, GAM (Milano); "It happened Tomorrow”, Barriera (Torino); "Mediterranea 17”, la Fabbrica del Vapore (Milano); “Searching for comfort in an uncomfortable chair”, CLOG (Torino); "Susy Culinski & Friends", Fanta Spazio (Milano); "Teatrum Botanicum", PAV Parco Arte Vivente (Torino); "Curator Exquis", Greylight Projects (Bruxelles), “That's IT! Sull'ultima generazione di artisti in Italia e a un metro e ottanta dal confine”, MAMbo (Bologna).

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Riccardo Giacconi + Carolina Valencia Caicedo

Riccardo Giacconi ha studiato arti visive allo IUAV di Venezia. Le sue ultime mostre personali sono state al FRAC Champagne-Ardenne (Reims) e ad ar/ge kunst, Bolzano.
Carolina Valencia Caicedo ha studiato filosofia all'Universidad del Valle a Cali (Colombia) e storia dell'arte alla Statale di Milano.
Insieme hanno collaborato a un documentario radiofonico sulla città di Bienno (prodotto per aperto 2015); un documentario televisivo su Alberto Camerini (Lo scherzo, prodotto da Sky Arte e Careof per ArteVisione 2016), un’esplorazione del Carnevale in Sardegna (Gondwana, 2016) e una performance per una macchina (Controvena, Centrale Fies 2015).

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THE PROJECT

The territory is a living organism with its own identity, history, peculiarities. Features two types of landscapes, the natural and the human one, both sensitive to environmental and artificial pressures.
For this second edition of the project, which is part of the broader analysis that goes under the title Investigation of Extreme Lands, one of the main subjects researched by Ramdom from early 2014, we will emphasize the concept of the extreme as an anthropological attitude with reference to the place.
Will not only be the place in his (obvious) geographic determination to determine the path of the artists invited, but also their relationship as "strangers" with the locals.
The project will try to understand how these relationships are digested through the use of language as a potential conflict, misunderstanding and, latent value.
The residency arises therefore as an aim, through the different practices and approaches to the work of the selected artists, to create a new mapping of the area of Capo di Leuca. A sort of survey of the "stumbles" provided by the territory, or better of the missing spaces and gaps between things bringing the experience of knowledge toward its most extreme limit without necessarily complete it.
This new narrative will be the key through which the artists will open a horizontal and fluid confrontation with the territory and its communities. Traditions, legacy, and rituals will also be key references. Ties with the new first and second generations will be reinterpreted under a more recent perspective.

Sino all Fine del Mare (2018-2019) is a project organized by Ramdom with the support of MiBACT and SIAE, within the program S’illumina – Copia privata per i giovani, per la cultura.

INFO:

Ramdom
Ramdom is an Association of cultural and artistic production with its base in Gagliano del Capo, in the province of Lecce. 
Founded in 2011 by the curator Paolo Mele and artist Luca Coclite, Ramdom promotes contemporary art projects with an international scope in dialogue with the territory of Salento such as Investigation of the Extreme Lands and DEFAULT, through exhibitions, public art installations, residencies, workshops, and meetings. 
Lastation, as a base and exhibition space, is located on the first floor of the railway station Gagliano-Leuca, the last active in the South East of Italy.


Curator

Claudio Zecchi

Artists

Lia Cecchin (Feltre, 1987; Lives and works in Turin) graduated in 2010 She in visual arts at the IUAV (Venice). Among the exhibitions he took part in: "Byts Bosch Young Talent Show", AKV ('s-Hertogenbosch);  "Opera 2011", Fondazione Bevilacqua La Masa (Venice); "Fuoriclasse", GAM (Milan); "It happened Tomorrow", Barrier (Turin);  "Mediterranean 17", The Steam Factory (Milan); "Searching for comfort in an uncomfortable chair", Clog (Torino);  "Susy Culinski & Friends ", Fanta Spazio (Milan);  "Teatrum botanicum ", Pav Park Living Art (Torino);  "Curator exquis ", Greylight Projects (Bruxelles), "That's it! Sull'ultima generazione di artisti in Italia e a un metro e ottanta dal confine”, MAMbo (Bologna).

Info:
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Riccardo Giacconi studied visual arts at the IUAV in Venice. His last solo exhibitions took place at the Frac Champagne-Ardenne (Reims) and at AR/GE Kunst, Bolzano.
Carolina Valencia Caicedo studied philosophy at the Universidad del Valle in Cali (Colombia) and Art History at Statale University in Milan.
They collaborated on a radio documentary focused on the City of Bienno (produced for Aperto 2015); A television documentary on Alberto Camerini (Lo scherzo, produced by Sky Arte and Careof for ArteVisione 2016), an exploration of the Carnival in Sardinia (Gondwana, 2016) and a performance for a car (Controvena, Centrale Fies 2015).

Info:

https://soundcloud.com/ riccardo-giacconi/vaso-re
https://www.raiplayradio.it/ programmi/tresoldi/archivio/ puntate/Carrasegare-aeec22d8- 6935-45a5-b5a1-a2190086a73a
http://www.centralefies.it/ supercontinent/program- giacconicarolina.html

More Info on the project:

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Fase uno. Ipotesi di lavoro e metodologia.





Sino alla fine del Mare è un progetto di ricerca sul tema delle cosiddette Terre Estreme declinato in tre fasi. Questa che si è appena conclusa, la prima, è per certi versi la più delicata poiché basata sulla necessità di stabilire delle coordinate e dei codici in un tempo brevissimo che induce necessariamente a delle forzature nelle relazioni tra il territorio e il suo paesaggio al tempo stesso geografico e antropologico; la stazione come centro nevralgico della ricerca; e gli artisti che per due settimane hanno occupato la stazione stessa rispondendo al tema dell’estremo fungendo quasi da incubatori di un’esperienza che si è limitata, ad oggi, a raccogliere informazioni e conoscenze di diversa natura intrecciandosi con un tempo estremamente lento.




I momenti di pausa, declinati quasi nella dimensione dell’ozio sono, infatti, in un progetto di ricerca di sei mesi il cui obiettivo non è produrre un’opera bensì un libro, tanto importanti quanto quelli di conoscenza e approfondimento. Questi momenti si sono poi intrecciati con la vita di tutti i giorni e quei luoghi di riferimento che alimentano le relazioni sociali a Gagliano del Capo; le tracce lasciate dagli artisti che hanno partecipato alle passate edizioni; i professionisti e infine le associazioni che operano nel territorio stesso.
In questa fase, infatti, la conoscenza alta, in particolare quella scientifica che aveva come obiettivo quello di segnare in qualche modo i confini e delineare la struttura geo-morfologica del territorio e le sue possibili ricadute di natura antropologica, si è intrecciata in maniera organica con le forme più varie della conoscenza: da quella fatta per via diretta attraverso le escursioni, a quella della trasmissione della memoria attraverso il racconto, a quella agronomica, a quella infine emotiva.




Il territorio nella sua vasta stratigrafia si è comportato come una sorta di piattaforma, o meglio, un complesso dispositivo di intrecci e di tracce, di punti per ora sospesi che verranno uniti in un tempo non guidato dai meccanismi della produzione forzata se non piuttosto in una forma che, attraverso il libro, diventerà una sorta di rizoma lasciando successivamente spazio libero ad altre ipotesi di lavoro e ricerca per gli artisti stessi, per Ramdom e per quegli artisti/ricercatori che verranno.
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Phase one. Work hypothesis and methodology.



Until the end of the sea is a research project on the theme of the so-called Extreme Lands declined in three phases. This that has just ended, the first, is in some ways the most delicate as it was based on the need to establish coordinates and codes in a very short time that necessarily leads to forcing in the relations between the territory and its landscape both geographic and anthropological; the station as the heart of the research; and the artists that  for two weeks have lived in the station responding to the theme of the extreme acting almost as incubators of an experience that has been limited, so far, to gather information and knowledge of different nature intertwining with an extremely slow time.




The moments of pause, almost declined in a leisure dimension are, in fact, in the context of a six months research project whose goal is not to produce a work but a book, as important as those of knowledge and deepening. These moments then intertwined with the everyday life and those places that feed the social relations to Gagliano del Capo; the traces left by the artists who participated in the past editions; the professionals and finally the associations that operate in the same territory.
In this phase, in fact, the high knowledge, in particular the scientific one that had as objective to mark the boundaries and to delineate the geomorphological structure of the territory and its possible implications of anthropological nature, it mingled in a almost organic way with the most varied forms of knowledge: from the one made directly through the excursions, to that of the transmission of the memory through the narrative, to the agronomic to, finally, the emotional one.





The territory in its vast stratigraphy has acted as a kind of platform, or rather, a complex device of traces or points so far suspended that will be finally united in a time not driven by the mechanisms of the forced production or rather in a form that, through the book, will become a sort of rhizome leaving free space to other hypotheses of work and research for the artists themselves, for Ramdom and for those artists/researchers who will come afterwards.



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Intrecci, tracce, appunti... / Binds, traces, notes...

Courtesy Carolina Valencia Caicedo

Courtesy Carolina Valencia Caicedo

Courtesy Lia Cecchin

Courtesy Lia Cecchin