Sino alla fine del Mare

Residenze artistiche nelle Terre Estreme

Cover image by Roberto Memoli and Studio CO.CO Roma

IL PROGETTO

Il territorio è un organismo vivente, con una propria identità, storia, peculiarità. È caratterizzato da due tipi di paesaggio, quello naturale e quello umano, entrambi sensibili alle spinte ambientali e artificiali.
Per questa seconda edizione del progetto, che s’inquadra nella più ampia analisi dal titolo Indagine sulle Terre Estreme, tema di riferimento nel percorso di ricerca di Ramdom già a partire dal 2014, si cercherà di porre l’accento sul concetto di estremo come disposizione antropologica rispetto al luogo.
Non sarà infatti solo il luogo nella sua (ovvia) determinazione geografica a segnare il percorso degli artisti invitati, bensì la loro relazione, come “estranei”, con la gente del posto.
Nella fattispecie il progetto cercherà di capire come queste relazioni vengano digerite attraverso l’uso del linguaggio come luogo di potenziale conflitto, valore e latente malinteso.
La residenza si pone dunque come finalità, attraverso le diverse pratiche e approcci al lavoro degli artisti selezionati, quella di creare una nuova mappatura del territorio del Capo di Leuca. Una mappatura tesa a restituire gli “inciampi” del territorio o meglio gli spazi mancanti e i vuoti che stanno tra le cose portando così l’esperienza della conoscenza verso il suo limite più estremo senza necessariamente colmarla.
Questa nuova narrazione del territorio si confronterà apertamente, lungo tutto il percorso di residenza e in alcuni specifici momenti, con le sue comunità locali in maniera fluida e orizzontale nonché con le tradizioni, i riti e i luoghi di appartenenza. I legami con le nuove prime e seconde generazioni mostreranno la capacità di reinterpretare questi aspetti in chiave più attuale. 

Sino alla fine del Mare (2018-2019) è un progetto realizzato da Ramdom con il sostegno del MiBAC e di SIAEnell’ambito dell’iniziativa Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura.

INFO:

Ramdom
Ramdom è un’associazione di produzione culturale e artistica a Gagliano del Capo, in  provincia di Lecce. 
Fondata nel 2011 dal curatore Paolo Mele e dall’artista Luca Coclite, promuove progetti d’arte contemporanea con respiro internazionale in dialogo con il territorio del Salento, come Indagine sulle Terre Estreme e DEFAULT, attraverso mostre, installazioni d’arte pubblica, residenze, workshop ed incontri. 
Lastation, la sua base operativa e spazio espositivo, si trova al primo piano della Stazione Ferroviaria Gagliano - Leuca, ultima attiva nel sud - est d’Italia.


Curatore

Claudio Zecchi

ARTISTI

Lia Cecchin

Lia Cecchin (Feltre, 1987; vive e lavora a Torino) nel 2010 si laurea in Arti Visive presso lo IUAV (Venezia). Tra le mostre a cui ha preso parte: “BYTS Bosch Young Talent Show”, AKV ('s-Hertogenbosch); "Opera 2011”, Fondazione Bevilacqua La Masa (Venezia); “Fuoriclasse”, GAM (Milano); "It happened Tomorrow”, Barriera (Torino); "Mediterranea 17”, la Fabbrica del Vapore (Milano); “Searching for comfort in an uncomfortable chair”, CLOG (Torino); "Susy Culinski & Friends", Fanta Spazio (Milano); "Teatrum Botanicum", PAV Parco Arte Vivente (Torino); "Curator Exquis", Greylight Projects (Bruxelles), “That's IT! Sull'ultima generazione di artisti in Italia e a un metro e ottanta dal confine”, MAMbo (Bologna).

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Riccardo Giacconi + Carolina Valencia Caicedo

Riccardo Giacconi ha studiato arti visive allo IUAV di Venezia. Le sue ultime mostre personali sono state al FRAC Champagne-Ardenne (Reims) e ad ar/ge kunst, Bolzano.
Carolina Valencia Caicedo ha studiato filosofia all'Universidad del Valle a Cali (Colombia) e storia dell'arte alla Statale di Milano.
Insieme hanno collaborato a un documentario radiofonico sulla città di Bienno (prodotto per aperto 2015); un documentario televisivo su Alberto Camerini (Lo scherzo, prodotto da Sky Arte e Careof per ArteVisione 2016), un’esplorazione del Carnevale in Sardegna (Gondwana, 2016) e una performance per una macchina (Controvena, Centrale Fies 2015).

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THE PROJECT

The territory is a living organism with its own identity, history, peculiarities. Features two types of landscapes, the natural and the human one, both sensitive to environmental and artificial pressures.
For this second edition of the project, which is part of the broader analysis that goes under the title Investigation of Extreme Lands, one of the main subjects researched by Ramdom from early 2014, we will emphasize the concept of the extreme as an anthropological attitude with reference to the place.
Will not only be the place in his (obvious) geographic determination to determine the path of the artists invited, but also their relationship as "strangers" with the locals.
The project will try to understand how these relationships are digested through the use of language as a potential conflict, misunderstanding and, latent value.
The residency arises therefore as an aim, through the different practices and approaches to the work of the selected artists, to create a new mapping of the area of Capo di Leuca. A sort of survey of the "stumbles" provided by the territory, or better of the missing spaces and gaps between things bringing the experience of knowledge toward its most extreme limit without necessarily complete it.
This new narrative will be the key through which the artists will open a horizontal and fluid confrontation with the territory and its communities. Traditions, legacy, and rituals will also be key references. Ties with the new first and second generations will be reinterpreted under a more recent perspective.

Sino all Fine del Mare (2018-2019) is a project organized by Ramdom with the support of MiBAC and SIAE, within the program Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura.

INFO:

Ramdom
Ramdom is an Association of cultural and artistic production with its base in Gagliano del Capo, in the province of Lecce. 
Founded in 2011 by the curator Paolo Mele and artist Luca Coclite, Ramdom promotes contemporary art projects with an international scope in dialogue with the territory of Salento such as Investigation of the Extreme Lands and DEFAULT, through exhibitions, public art installations, residencies, workshops, and meetings. 
Lastation, as a base and exhibition space, is located on the first floor of the railway station Gagliano-Leuca, the last active in the South East of Italy.


Curator

Claudio Zecchi

Artists

Lia Cecchin (Feltre, 1987; Lives and works in Turin) graduated in 2010 She in visual arts at the IUAV (Venice). Among the exhibitions he took part in: "Byts Bosch Young Talent Show", AKV ('s-Hertogenbosch);  "Opera 2011", Fondazione Bevilacqua La Masa (Venice); "Fuoriclasse", GAM (Milan); "It happened Tomorrow", Barrier (Turin);  "Mediterranean 17", The Steam Factory (Milan); "Searching for comfort in an uncomfortable chair", Clog (Torino);  "Susy Culinski & Friends ", Fanta Spazio (Milan);  "Teatrum botanicum ", Pav Park Living Art (Torino);  "Curator exquis", Greylight Projects (Bruxelles), "That's it! Sull'ultima generazione di artisti in Italia e a un metro e ottanta dal confine”, MAMbo (Bologna).

Info:
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Riccardo Giacconi studied visual arts at the IUAV in Venice. His last solo exhibitions took place at the Frac Champagne-Ardenne (Reims) and at AR/GE Kunst, Bolzano.
Carolina Valencia Caicedo studied philosophy at the Universidad del Valle in Cali (Colombia) and Art History at Statale University in Milan.
They collaborated on a radio documentary focused on the City of Bienno (produced for Aperto 2015); A television documentary on Alberto Camerini (Lo scherzo, produced by Sky Arte and Careof for ArteVisione 2016), an exploration of the Carnival in Sardinia (Gondwana, 2016) and a performance for a car (Controvena, Centrale Fies 2015).

Info:

https://soundcloud.com/ riccardo-giacconi/vaso-re
https://www.raiplayradio.it/ programmi/tresoldi/archivio/ puntate/Carrasegare-aeec22d8- 6935-45a5-b5a1-a2190086a73a
http://www.centralefies.it/ supercontinent/program- giacconicarolina.html

More Info on the project:

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Fase uno. Ipotesi di lavoro e metodologia.





Sino alla fine del Mare è un progetto di ricerca sul tema delle cosiddette Terre Estreme declinato in tre fasi. Questa che si è appena conclusa, la prima, è per certi versi la più delicata poiché basata sulla necessità di stabilire delle coordinate e dei codici in un tempo brevissimo che induce necessariamente a delle forzature nelle relazioni tra il territorio e il suo paesaggio al tempo stesso geografico e antropologico; la stazione come centro nevralgico della ricerca; e gli artisti che per due settimane hanno occupato la stazione stessa rispondendo al tema dell’estremo fungendo quasi da incubatori di un’esperienza che si è limitata, ad oggi, a raccogliere informazioni e conoscenze di diversa natura intrecciandosi con un tempo estremamente lento.




I momenti di pausa, declinati quasi nella dimensione dell’ozio sono, infatti, in un progetto di ricerca di sei mesi il cui obiettivo non è produrre un’opera bensì un libro, tanto importanti quanto quelli di conoscenza e approfondimento. Questi momenti si sono poi intrecciati con la vita di tutti i giorni e quei luoghi di riferimento che alimentano le relazioni sociali a Gagliano del Capo; le tracce lasciate dagli artisti che hanno partecipato alle passate edizioni; i professionisti e infine le associazioni che operano nel territorio stesso.
In questa fase, infatti, la conoscenza alta, in particolare quella scientifica che aveva come obiettivo quello di segnare in qualche modo i confini e delineare la struttura geo-morfologica del territorio e le sue possibili ricadute di natura antropologica, si è intrecciata in maniera organica con le forme più varie della conoscenza: da quella fatta per via diretta attraverso le escursioni, a quella della trasmissione della memoria attraverso il racconto, a quella agronomica, a quella infine emotiva.




Il territorio nella sua vasta stratigrafia si è comportato come una sorta di piattaforma, o meglio, un complesso dispositivo di intrecci e di tracce, di punti per ora sospesi che verranno uniti in un tempo non guidato dai meccanismi della produzione forzata se non piuttosto in una forma che, attraverso il libro, diventerà una sorta di rizoma lasciando successivamente spazio libero ad altre ipotesi di lavoro e ricerca per gli artisti stessi, per Ramdom e per quegli artisti/ricercatori che verranno.
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Phase one. Work hypothesis and methodology.



Until the end of the sea is a research project on the theme of the so-called Extreme Lands declined in three phases. This that has just ended, the first, is in some ways the most delicate as it was based on the need to establish coordinates and codes in a very short time that necessarily leads to forcing in the relations between the territory and its landscape both geographic and anthropological; the station as the heart of the research; and the artists that  for two weeks have lived in the station responding to the theme of the extreme acting almost as incubators of an experience that has been limited, so far, to gather information and knowledge of different nature intertwining with an extremely slow time.




The moments of pause, almost declined in a leisure dimension are, in fact, in the context of a six months research project whose goal is not to produce a work but a book, as important as those of knowledge and deepening. These moments then intertwined with the everyday life and those places that feed the social relations to Gagliano del Capo; the traces left by the artists who participated in the past editions; the professionals and finally the associations that operate in the same territory.
In this phase, in fact, the high knowledge, in particular the scientific one that had as objective to mark the boundaries and to delineate the geomorphological structure of the territory and its possible implications of anthropological nature, it mingled in a almost organic way with the most varied forms of knowledge: from the one made directly through the excursions, to that of the transmission of the memory through the narrative, to the agronomic to, finally, the emotional one.





The territory in its vast stratigraphy has acted as a kind of platform, or rather, a complex device of traces or points so far suspended that will be finally united in a time not driven by the mechanisms of the forced production or rather in a form that, through the book, will become a sort of rhizome leaving free space to other hypotheses of work and research for the artists themselves, for Ramdom and for those artists/researchers who will come afterwards.



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Intrecci, tracce, appunti... / Binds, traces, notes...

Courtesy Carolina Valencia Caicedo

Courtesy Carolina Valencia Caicedo

Courtesy Lia Cecchin

Courtesy Lia Cecchin


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Seconda Fase / Second phase





In questa seconda fase gli artisti – Riccardo Giacconi + Carolina Valencia Caicedo e Lia Cecchin – saranno accompagnati nella loro ricerca da tre professionisti: Michele Romanelli (Psicologo, Humus Interdisciplinary Residence); Aria Spinelli e Maria Pecchioli (Curatrice/ricercatrice indipendente e artista/producer piattaforme crossmedia, Radical Intention); Massimo Carozzi (Artista, Zimmerfrei).

I tre workshop:

Michele Romanelli (Psicologo, Humus Interdisciplinary Residence) si concentrerà sugli strumenti teorici e metodologici che afferiscono alla Teoria dell'identità dialogica (Turchi, 2002; Turchi, 2017) che si sviluppa (prima) all'interno della psicologia e (poi) si svincola da questa disciplina per diventare Scienza Dialogica (Turchi, 2009; Turchi e Orrù, 2014). Tale riferimento teorico consentirà agli artisti di poter lavorare attraverso l’uso del linguaggio come luogo di costruzione di regole condivise con la comunità.

Aria Spinelli e Maria Pecchioli (Curatrice/ricercatrice indipendente e artista/producer piattaforme crossmedia, Radical Intention) lavoreranno sul tema del sogno come regno di estremo confine. Una terra liminale che si modifica e si intreccia con l’esperienza del territorio tangibile. Il tentativo sarà quello di indagare come si intrecciano la terra estrema, geograficamente e simbolicamente sospesa fra costa, cielo e mare e la terra estrema del sogno, appesa e forgiata di materia onirica e inconscia.

Massimo Carozzi (Artista, Zimmerfrei) inquadrerà il territorio come luogo in cui il suono si manifesta come dinamica e risonanza fra chi è in ascolto e l’ambiente che lo circonda.
La registrazione ambientale come pratica che permette di inserire un tempo e uno spazio in una inquadratura compresa fra il premere REC e poi STOP sul registratore. Questa inquadratura consente una contemplazione, che è data dall’ascolto. 
Attraverso il fissaggio su un supporto questi frammenti spazio-temporali possono essere dislocati in altri tempi e in altri spazi dando luogo ad altri ascolti, rivissuti da altri ascoltatori.

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In this second phase the artists – Riccardo Giacconi + Carolina Valencia Caicedo and Lia Cecchin – will be accompanied in their research by three professionals: Michele Romanelli (Psychologist, Humus Interdisciplinary Residence); Aria Spinelli and Maria Pecchioli (Independent curator/researcher and artist/producer platforms Crossmedia, Radical Intention); Massimo Carozzi (Artist, Zimmerfrei).

The three workshops:

Michele Romanelli (psychologist, Humus Interdisciplinary Residence) will focus on theoretical and methodological tools that relate to the Dialogic theory of identity (Turks, 2002; Turks, 2017) that develops (first) within the psychology and (then) is released from this disciplines to become Dialogical Science (Turchi, 2009; Turchi and Orrù, 2014). The theoretical reference will allow artists to be able to work through the use of language as a place for construction of rules shared with the community.

Aria Spinelli and Mary Pecchioli (independent researcher and Curator/artist/producer cross-media platforms, Radical Intention) will work on the theme of the dream as an extreme realm. A liminal land which transforms itself and intertwined with the experience of the tangible territory. The attempt will be to investigate how the Extreme Land, geographically and symbolically suspended between the sky and the sea, the coast and the land of the extreme dream, hung and forged by dreamlike and unconscious substance will intertwine with each other.

Massimo Carozzi (artist, Zimmerfrei) will frame the territory as a place where the sound manifests itself as dynamics and impact between those who are listening and the environment that surrounds it.
The environmental recording as a practice that allows to enter a time and space in a shot between the press of REC and STOP on the recorder. This framing allows a contemplation, which is given by the listening.
By fixing on a support, these space-time fragments can be deployed in other times and in other spaces giving rise to other listening, re-experienced by other listeners. 

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Fase due.
Paesaggio antropico e paesaggio ambientale.

Liberare la ricerca dal momento della produzione vera e propria; insistere su un tempo radicalmente lento; rintracciare storie e individuare possibili formati che siano in grado di riconsegnare – non formalizzare in senso oggettuale – in una direzione di tipo socio-antropologica, i confini di un paesaggio umano, terreno fin ora poco sondato in una ricerca sull’estremo che ha visto come attore principale il paesaggio nel suo aspetto geografico e paesaggistico.
In questo senso è forse meglio declinare la parola paesaggio nell’ottica di una prospettiva più ampia e parlare piuttosto di “spazi” al plurale lì dove «[…] le evidenze territoriali sono differenti e condizionano le scelte artistiche. La parola “spazi” è volutamente tra virgolette, sottintende l’ambiente, il paesaggio o il territorio. Sono termini che avrebbero in origine connotazioni differenti: non cambia l’oggetto di analisi, ma il modo di osservarlo, che determina la categoria concettuale espressa attraverso la scelta terminologica. […]» (A. Pioselli, L’arte nello spazio urbano, premessa).



Burraco al Bar 90 Minuto


Sessione di lavoro presso Lastation con Radical Intention, foto credits Claudio Zecchi



In quest’ottica, il paesaggio, è anche il luogo della percezione individuale e collettiva nel “fare” di un luogo un “paesaggio” (A. Pioselli) e in questa seconda fase gli artisti sono andati incontro ad una lettura ancora più ampia attraverso gli strumenti, o punti di osservazione, messi a disposizioni da alcuni professionisti esterni.
A partire proprio dalla definizione conflittuale di territorio e comunità con Michele Romanelli, lo sguardo si è poi posato, attraverso una procedura metodologicamente del tutto sperimentale e disfunzionale, sulla possibilità di rintracciare una possibile relazione tra la terra estrema del reale e la terra estrema del sogno (Radical Intention). Qui il lavoro collettivo declinato sul versante processuale ha imposto prima di tutto la necessità di un’attenzione su un linguaggio viene continuamente e radicalmente rinegoziato nell’ottica della costruzione di un lessico comune. Un lessico completamente reinventato per determinare il luogo in cui ci si trova cercando di capire, se e quanto, i piani del pubblico e del privato o meglio, dell’emotività individuale e dell’emotività collettiva, siano influenzabili quando c’è condivisione. Il risultato parzialmente raggiunto è stata la costruzione di una mappa, un paesaggio in fieri in cui, per usare le parole di Calvino sebbene spostando il paradigma di riferimento su un piano più ampio (città = spazio), «non si deve mai confondere la città con il discorso che la descrive».



Sessione di lavoro presso il sentiero del Ciolo con Radical Intention, foto credits Claudio Zecchi



La mappa tende dunque a mettere in relazione due piani tracciando la soglia di un limbo in cui l’aspetto emotivo è costantemente presente. Un aspetto tanto fragile quanto effimero nel quale si registra quella dimensione sonora, a partire dall’ascolto, esplorata in fine con Massimo Carozzi (Artista, Zimmerfrei). Una dimensione che contribuisce ad allargare ulteriormente il piano dell’indagine sul paesaggio come strumento capace di restituire gli “spazi” – nella loro duplice natura antropica e ambientale – senza immagini ampliandone, per paradosso, la potenza emotiva. Il suono diventa quindi strumento attraverso il quale approcciarsi alle persone (come?), raccogliere testimonianze e (ri)costruire una narrazione comune che, non dando indicazioni geografiche precise, si sposta da un piano particolare ad un piano universale.



Mappa della Terra Estrama del reale e della Terra Estrema del sogno (particolare)


Phase two.
Anthropic and environmental landscape.

Free the research from the moment of the production; Insisting on a radically slow time; Tracing stories and detecting possible formats – not formalized works in the strict sense of term – are just some of the conditions that have pushed the research in a trajectory that aims to shape and deepen the boundaries of a human landscape, where, so far, the core of the investigation was mainly focused on the landscape and its geographical circumstances.
In this sense, it is perhaps better to think at the word landscape from a wider perspective and talk rather of "spaces" in the plural. «[...] The territorial evidence are different and influence the artistic choices. The word "spaces", deliberately in quotation marks, implying the environment, the landscape or the territory. These are terms that would originally have different connotations: it does not change the object of analysis, but the way of observing it, which determines the conceptual category expressed through the choice of terminology. [...]» (A. Pioselli, L’arte nello spazio urbano, premessa).



Sessione di lavoro presso Lastation con Massimo Carozzi, foto credits Claudio Zecchi



The landscape is thus the place of both the individual and collective perception in the “making” of a place as a “landscape” (A. Pioselli) and in this second phase of the work the artists have been pulled towards a much wider reading through those tools, or viewing places, offered by professionals in different disciplines.
Starting from the conflictual definition of territory and community investigated with psychologist Michele Romanelli, the gaze layed then, through an experimental and dysfunctional methodology, on the possibility to actually identify a possible relationship between the real extreme land and the extreme dreamlike land (Radical Intention). Here the collective work in its processual implication, imposed in the first place the need to focus on a language that has been constantly and radically re-negotiated as a common glossary. A totally re-invented glossary in order to determine the place where one is located and understand, if and how the individual and collective emotional level can be mutually influenced in a shared condition. The result partially achieved has been a map, an in-progress landscape where one, in the words of Clavino – switching the word city with the word space – «should never confuse the city with the discourse that describes it».



Sessione di lavoro presso le grotte delle Cipolliane con Massimo Carozzi, foto credits Lia Cecchin


Riccardo Giacconi e Carolina Valencia Caicedo, sessione di registrazione, foto credits Carolina Valencia Caicedo 


The map tends indeed to relate two planes tracing the threshold of a limbo in which the emotional aspect is constantly present. A fragile and ephemeral aspect in which the sound dimension is fully present, since the listening, and finally explored with artist Massimo Carozzi (Zimmerfrei). A dimension that contributes to further enlarge the plan of the survey as a tool capable of thinking the "spaces" – in both their anthropic and environmental nature – without images and broaden thus by paradox, their emotional power. The sound becomes hence a tool through which approaching people (how?), collecting testimonies and creating a common narrative that, by not giving a precise geographical indication, moves from a particular towards a universal plan.



Riccardo Giacconi e Carolina Valencia Caicedo, sessione di registrazione, foto credits Riccardo Giacconi



Massimo Carozzi performing Safari at Lastation

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Fase tre. 
Finalizzazione.

La terza fase di lavoro ci ha permesso di tirare le somme. Da una parte la riflessione sul percorso fatto e una sua ricostruzione teorica; dall’altra la presentazione della ricerca in forme diverse quasi assumibili al concetto di opera.


Public discussion among curators Claudio Zecchi and Paolo Mele and the artists Elena Mazzi + Rosario Sorbello; Lia Cecchin, Riccardo Giacconi + Carolina Valencia Caicedo

Le terre estreme, nella fattispecie il Capo di Leuca, sono, come dice Valentino, pescatore intervistato da Riccardo e Carolina nella preparazione del loro radio documentario, a seconda di dove le si guarda punto ultimo e punto primo. Le terre estreme sono materia complessa e forse assomigliano di più ad una terra di passaggio, nel caso specifico al centro del Mediterraneo, i cui confini sono molto più vasti e meno definibili di quello che appaiono ad una prima osservazione. Questa ampiezza le rende infatti terre che non si danno nell’immediato e che nella loro posizione marginale rimettono costantemente in discussione il senso comune delle cose. Sono anche luogo di resistenza, di possibilità radicali e uno straordinario laboratorio sperimentale in cui il linguaggio viene continuamente rinegoziato in una funzione tesa a creare un nuovo orizzonte, aprire finestre e produrre sconfinamenti. Le terre estreme ci costringono a riposizionarci costantemente rispetto allo spazio che occupiamo stabilendo un rapporto dialettico col territorio e chi lo vive generando così una pluralità di prospettive di significazione[1].
Carlos Casas[2], regista e artista visivo, parla infatti dei “paesaggi estremi come luoghi dove è ancora possibile sperimentare visioni che ci permettono di ricalibrare i nostri limiti e accrescere la nostra coscienza. Luoghi capaci di registrare la nostra ignoranza aiutandoci ad ampliare le nostre capacità di comprensione del mondo”.
Se quindi consideriamo le terre estreme come strumento per se, è chiaro allora che ci troviamo nel dominio del rischio, dominio in cui è possibile operare per rotture e discontinuità.
Come già detto, sul piano strettamente metodologico, il tentativo è stato infatti quello di liberare la ricerca dal momento della produzione vera e propria non chiedendo agli artisti la realizzazione di un lavoro finale – se non il contributo per la realizzazione di un libro – formalmente risolto. Questo spazio di libertà ha paradossalmente generato una sorta di inciampo e, quella che avrebbe dovuto essere solo la presentazione della ricerca nel suo statuto discorsivo fin dove era giunta, si è trasformata nella presentazione di oggetti (se non proprio opere) dai contorni certamente più definiti e potenzialmente generativi di ulteriori possibilità.


Elena Mazzi + Rosario Sorbello, En route to the south, performance,Frantoio Ipogeo “La Fadea” di Russo

Riccardo Giacconi e Carolina Valencia Caicedo hanno infatti riconosciuto nel Capo di Leuca la possibilità di continuare la loro ricerca a lungo-termine sui paesaggi sonori e le testimonianze orali di specifiche comunità realizzando la prima parte di un radio documentario dal titolo Scarcagnuli[3]. Radio documentario presentato sia in forma di “cinema senza immagini”, sia come una sorta di appuntamento “radiofonico” trasmesso tutti i giorni per circa trenta minuti alla stessa ora presso il Bar 2000.
Con OLGA (Outdoor Lab for Gathering the Absence), Lia ha lavorato sul tema della memoria facendo leva su ciò che si è dimenticato anziché sulle informazioni che sono resistite al tempo. Gagliano del Capo è infatti un paese con un forte passato migratorio che ha visto le precedenti generazioni trasferirsi altrove per cercare fortuna e allontanarsi da un presente che lo indica come meta turistica e luogo di passaggio. Partendo da questa identità transitoria, Lia ha lavorato sui concetti di assenza, perdita e quindi sulla ricostruzione dei ricordi.
Entrambe i lavori sono riusciti a definire un campo di relazione che si è delineata come mezzo e non come fine facendo sì che l’opera, poiché liberata da un’attività creativa non finalizzata, mettesse in rilievo la dimensione problematica dei processi nella loro complessità.


Riccardo Giacconi + Carolina Valencia Caicedo, Scarcagnuli, poster, Bar 2000

Phase three. 
Finalization.

The third phase of work helped us to draw conclusions. On the one hand the reflection on what we did and its theoretical understanding; on the other hand, the presentation of the research in different forms almost assumable to the concept of opera.
The extreme lands, in the specific case of Il Capo di Leuca, are as Valentino says – the fisherman interviewed by Riccardo and Carolina in the preparation of their radio documentary – the last and the first point. Depending on where you look at.
The extreme lands are a complex subject and very much close to a land of passage, in the specific case at the center of the Mediterranean, whose borders are much broader and less definable than they appear at a first sight. This openness blurs their definition and, in their marginal position, they constantly question the conventional wisdom. They are also a place of resistance, a place of radical possibilities and an extraordinary experimental laboratory in which the language is constantly renegotiated in a function aimed at creating a new horizon. The extreme lands force us to constantly reposition ourselves in relationship to the place we perform establishing so a dialectic tension with the territory and those who live it generating a plurality of perspectives of signification.
Carlos Casas, Director, and visual artist talks in fact about the extreme landscapes “as places where it is still possible to experience visions that allow us to measure our limits and increase our consciousness. Places capable of notice our ignorance by helping us to broaden our capacity of understanding the world".
If we thus assume the extreme lands as a tool per se, it is clear then that we are in the domain of risk, a domain in which it is possible to operate by fractures and discontinuity.
As already mentioned, on a strictly methodological level, the attempt was, in fact, to free the research from the moment of the production, not asking the artists for the realization of a final work – if not the contribution for the realization of a book – formally resolved. This space of freedom has paradoxically generated a sort of stumbling and, what should have only been the presentation of the research in its discursive statute, has turned into the presentation of objects (if not really artworks) potentially generative of further possibilities.


Riccardo Giacconi + Carolina Valencia Caicedo, Scarcagnuli, Public discussion, Bar 2000

Riccardo Giacconi and Carolina Valencia Caicedo have in fact acknowledged in the Capo di Leuca the possibility to continue their long-term research on sound landscapes and oral testimonies of specific communities realizing the first part of a radio documentary titled Scarcagnuli. The radio documentary has been presented both in the form of "cinema without images", and as a sort of "radio" event daily broadcasted for about thirty minutes at the same time at the Bar 2000.
With OLGA (Outdoor Lab for Gathering the Absence), Lia has worked on the subject of memory by stressing what one has forgotten rather than about the information that has been resisted at the action of the time. Gagliano del Capo is, in fact, a village with a strong migratory past where the previous generations moving elsewhere to seek for luck and move away from a present that indicates it as a tourist destination and place of passage. Starting from this transient identity, Lia has worked on the concepts of absence, loss and therefore on the reconstruction of memories.
Both works have eventually succeeded in defining a field of relation which has emerged as a means and not as an end by making the work, as freed from an unfinalized creative activity, to emphasize the problematic dimension of the processes in their complexity.


Lia Cecchin, OLGA (Outdoor Lab for Gathering the Absence)

Lia Cecchin, OLGA (Outdoor Lab for Gathering the Absence), Identikit 



[1] P. Basso Fossali, Traversate, crisi, uomini-ponte: percorsi sulla precipitazione performativa del linguaggio di fronte alla dismisura dell’abitare, in H-ermes. Journal of Communication, H-ermes, J. Comm. 10 (2018), 149-184, ISSN 2284-0753, DOI 10.1285/i22840753n10p149 http://siba-ese.unisalento.it
[2] Carlos Casas è stato artista in residenza presso Ramdom/Lastation nel 2015
[3] Lo scarcagnulu (o scazzamurieddru), è un omino brutto e peloso che, sempre scalzo e con un cappellino in testa, si aggira di notte andando ad infastidire il sonno dei malcapitati sedendosi sulla loro pancia. Vedi http://www.masseriamelcarne.com/lu-scazzamurrieddhu-leggenda/ e https://it.wikipedia.org/wiki/Laurieddhu