Fischia, e io verrò da te

Mostra personale di Martina Melilli

A cura di Ramdom (Claudio Zecchi e Paolo Mele)

KORA - Centro del Contemporaneo (Castrignano de' Greci, Italy)







Fischia, e io verrò da te è un progetto di espositivo di Martina Melilli (1987); la terza dei quattro artisti ospitati all’interno di A Sud Di Marte, un piano di residenze artistiche a cura di Ramdom (Claudio Zecchi e Paolo Mele), realizzato in collaborazione con Fondazione Elpis, in corso presso gli spazi di KORA – Centro del Contemporaneo da aprile 2022 a febbraio 2023.

Il progetto s’inserisce all’interno di una riflessione più ampia che Ramdom sviluppa da anni sul concetto di margine; una riflessione attraverso la quale si prova a rimettere in discussione la nozione di centro.
Nello specifico A Sud di Marte intende portare alla luce la visione di un Sud inteso non solo come luogo ricco di complessità ma anche come opportunità per l’attivazione di uno sguardo obliquo capace di sollecitare costanti interrogativi.
Il titolo del programma prende ispirazione dal pianeta rosso che nell’immaginario collettivo ha sempre rappresentato il luogo altro per eccellenza, un’utopia a cui approdare, l’annuncio di qualcosa che è ancora da compiersi ma il cui accadimento è sempre più prossimo.

Il progetto di Melilli per KORA-Centro del Contemporaneo, è l’esito tanto di un’immersiva esperienza dell’osservazione di alcuni elementi caratterizzanti il luogo – luce, ombra, suono, silenzio – quanto della lettura di autori locali come Imperiale, Stefanelli, Bodini e Amodio quanto, infine, degli incontri avuti sul territorio.

Il titolo del progetto, invece, prende spunto dall’omonimo racconto dello scrittore inglese M. R. James in cui Parkins, professore di Ontografia e protagonista della storia, per festeggiare la fine del trimestre, decide di trasferirsi nella cittadina di Burnstow. Qui, attratto da un insediamento templare, decide di cimentarsi in uno scavo archeologico, durante il quale trova un fischietto di metallo, attraverso cui una presenza spettrale gli farà rimettere in discussione tutte le sue convinzioni sul mondo.

A partire da questo spunto letterario, e dall’esperienza di ricerca sul territorio, che trovano la loro sintesi nel concetto di controra, Melilli agisce sulla storia, la tradizione, il folklore e la lingua del territorio (Griko), facendoli dialogare con il presente. Lo fa attraverso i giochi – nascondino, i quattro cantoni, lupo mangia frutta – coinvolgendo i bambini di Castrignano de’ Greci.

La controra, <<quel lasso di tempo tra il dopo pranzo e le cinque del pomeriggio>> (Controra, A. Amodio Lupo Editore, 2006), nei mesi da giugno a fine agosto, è quel momento in cui lo spazio urbano è interdetto ai bambini e ai rumori. Proprio in questa circostanza, il sole allo zenit cambia le sue caratteristiche ontologiche e da elemento che emana vita si trasforma in entità malefica; ma è anche il momento dei diseredati e dei delinquenti, dei cani rabbiosi e dei mangiatori di bambini. Il momento in cui gli adulti impazziscono. È l’ora delle allucinazioni, ma è soprattutto l’ora dei fantasmi. I fantasmi del passato e del presente; del barone Don Costantino condannato a vagare per sempre attorno al castello (Palazzo de Gualtieriis), ma anche della lingua, il griko, insegnata attraverso il gioco e tramandata per tradizione orale trasformandosi, costantemente, nel tempo.
La controra nasconde l’ombra e il dispettoso dio Pan, si adira con chi emette rumori. Il velo che ci protegge non c’è più. Chi ha preso l’ombra? Dove si nasconde? È tutto vero?
Fischia, e io verrò da te nella sua complessità, si configura come un gigantesco palcoscenico, una cornice entro la quale realtà e finzione dialogano tra di loro, diventando un grande dispositivo narrativo capace di far riemergere quelle storie che chiamano a raccolta una comunità, (come Wu Ming in” La Salvezza di Euridice”, Einaudi, 2009) quella di Castrignano, attraverso una forma di linguaggio, il gioco, che diventa strumento estetico ed epistemologico, al contempo.

La mostra raccoglie e rielabora tutti gli elementi costruiti durante i laboratori svolti con i bambini del paese e utilizzati durante i giochi, aggiungendo ad essi una traccia sonora, realizzata in collaborazione con il sound designer Mauro Diciocia, come ulteriore nota semantica.


Martina Melilli (1987) è un’artista multidisciplinare, regista e organizzatrice culturale. Laureata in Progettazione e Produzione delle Arti Visive (IUAV), Melilli ha studiato cinema documentario e sperimentale alla LUCA School of Arts di Bruxelles. A Bruxelles dal 2010, ha collaborato con la piattaforma artistica Auguste Orts e nel 2015 prende parte alla piattaforma di studi post-accademici SIC (SoundImageCulture).
I suoi cortometraggi vengono selezionati, tra gli altri, all’International Rotterdam Film Festival, Ji.hlava IDFF, CineMigrante, DocuTIFF, Lago Film Festival, Filmmaker Film Festival, Milano Film Festival.
È la vincitrice dell’edizione 2017 di Artevisione, progetto a sostegno dei giovani artisti a cura di Sky Academy e Careof, con il film MUM, I’M SORRY, poi parte della collezione del Museo del Novecento di Milano, e in mostra nella Project Room del PAC (Milano) assieme al progetto partecipativo e relazionale Non è quello che credi (Aprile 2018). Nel 2019 è parte della selezioni di Ekrani i Artit festival, Scutari (AL) e Vista d’Arte, a cura di Da Luz Collectiv, a Lisbona. My home, in Libya, il suo primo documentario di creazione, è prodotto da Stefilm International, ZDF/ARTE, RAI Cinema, con il sostegno del MiBACT che l’ha anche riconosciuto di interesse culturale, e per il quale ha ricevuto una borsa di sviluppo dal Premio Solinas. Il film è stato presentato in prima mondiale al Festival di Locarno 2018, poi al Chicago IFF, DOK Leipzig, e molti altri, vincendo premi e menzioni speciali.
Nel 2022 è selezionata per Berlinale Talents.
Conduce laboratori, lezioni e conferenze in numerose istituzioni italiane e internazionali.

*Tutte le fotografie courtesy Alice Caracciolo

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